La logistica inversa segue a ritroso la Supply Chain occupandosi dei prodotti resi. Ecco come funziona e quali sono i concreti vantaggi.


La logistica inversa o Reverse Logistics è un tema fondamentale che emerge quando si parla di gestione della produzione e sostenibilità.
Si basa su delle dinamiche che si integrano perfettamente nelle logiche dell’Industria 4.0 e rappresenta una grossa risorsa per raggiungere maggiori risultati di efficienza e controllo.

Di cosa si tratta nel dettaglio? Quali vantaggi può portare concretamente in azienda?
Facciamo un’analisi in questo articolo di approfondimento.

Cos’è la logistica inversa

La logistica inversa, chiamata anche logistica di ritorno o reverse logistics, è l’insieme dei processi utili a gestire i resi dei prodotti dai vari punti vendita al produttore, in modo da procedere con la riparazione, il riciclaggio o lo smaltimento a costi contenuti e accessibili.
È un meccanismo alla base della gestione dei flussi di merci, dal cliente finale fino al punto di raccolta, e ha inizio alla fine del ciclo di vita di un prodotto.

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Come indica anche il nome, segue a ritroso l’andamento della Supply Chain e introduce nuove opportunità legate alla categoria resi, implementando uno step aggiuntivo nella catena di fornitura con un impatto ambientale ed economico positivo.
Queste opportunità si concretizzano in raccolta, trasporto e smistamento dei prodotti finiti, con l’obiettivo di recuperare valore dagli articoli che già hanno terminato il loro primo ciclo di vita in ottica di economia circolare.

La logistica inversa ha cominciato ad affermarsi nel mercato negli ultimi anni, acquisendo un’importanza sempre maggiore grazie al boom del settore dell’e-commerce.
Con l’aumentare degli acquisti online e dei relativi resi, le aziende hanno dovuto infatti implementare nuove strategie – flessibili e competitive – e prevedere un’adeguata procedura di gestione della merce restituita.

La reverse logistics, però, non riguarda solo i prodotti finiti: anche le materie prime e i semi-lavorati rientrano nella categoria di interesse e, se trattati in maniera appropriata, possono restituire valore.
In questo modo l’azienda produttrice può trarne un guadagno e gli impatti ambientali si riducono drasticamente.

Perché il cliente sceglie di restituire la merce?
Le motivazioni possono essere le più disparate ma le più comuni riguardano errori di consegna, problemi causati dal trasporto o presenza di difetti sul prodotto. In base alle circostanze, si procederà con una manutenzione temporanea, la restituzione, il riciclaggio o lo smaltimento.

I vantaggi

Quali sono i vantaggi di cui può beneficiare un’azienda che implementa la logistica inversa?
Ecco i più significativi:

  • Minore impatto ambientale: il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali sono alla base della logistica di ritorno, rendendo l’intero processo produttivo più green ed ecologico. Non si ricorre a materie prime vergini, si necessita di un minore consumo di energia e si emette un quantitativo inferiore di CO2 nell’atmosfera. I principi dell’economia circolare permettono di estendere il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo.
  • Migliore immagine aziendale: le aziende traggono da queste strategie un grosso vantaggio competitivo, riuscendo a distinguersi positivamente tra la concorrenza. Migliorano la reputation e l’immagine aziendale sul mercato. I clienti, inoltre, apprezzano molto i business attenti alla tutela dell’ambiente e sceglieranno di affidarsi al brand con maggiore soddisfazione. Gli stessi dipendenti e partner dell’impresa si sentono più motivati e più felici di lavorare a obiettivi condivisi di sostenibilità industriale.
  • Nuove opportunità: attraverso la definizione di soluzioni innovative per recuperare valore dai prodotti resi, si aprono nuove opportunità di mercato e nuove potenziali fonti di guadagno. La differenziazione del business apre a nuovi settori, come la gestione dei rifiuti o la riprogettazione di componenti.
  • Maggiore controllo: l’acquisizione di maggiore controllo e la migliore organizzazione dello stock permette di ridurre il margine di errore, scartare i prodotti obsoleti e diminuire i costi complessivi.

Come funziona

Per implementare al meglio la logistica inversa, è utile dedicare un’area specifica del proprio business allo svolgimento di questa attività o delegare a terzi l’intera gestione.
L’ideale sarebbe disporre di un magazzino per la gestione dei resi, controllato da un software di gestione magazzino che agevoli e semplifichi l’organizzazione.

Una volta collocati i prodotti nel magazzino, si procede con le valutazioni, esaminando lo stato degli articoli e individuando i motivi della restituzione.
Si verifica se conviene rimettere in commercio il prodotto o se è necessario ripararlo o ancora ricondizionarlo: si possono quindi definire due macrogruppi e distinguere tra gli articoli pronti per il riconfezionamento e quelli destinati allo stoccaggio di materiali.

Il software, di tipo WMS (Warehouse Management System), può svolgere queste azioni più velocemente e assegnare alla merce una destinazione precisa in base a come si vuole procedere.
L’importante è che non interferisca o interrompa gli altri processi operativi del magazzino.
In generale, gli strumenti di digitalizzazione e le nuove tecnologie per il monitoraggio possono rappresentare un valido supporto al processo in quanto consentono di raccogliere e analizzare dati in tempo reale e di seguire i prodotti lungo tutto il flusso di ritorno e di eventuale ricondizionamento o smaltimento.

Alcune tecniche innovative di gestione dei resi permettono di efficientare il processo e ottenere dei risultati di ottimizzazione e riduzione dei costi, se non addirittura di guadagno. Ad esempio, la creazione di Centri di restituzione centralizzati (CRC) può facilitare la gestione e il ritiro dei resi, standardizzare e velocizzare alcune operazioni e migliorare la user experience.
L’attività denominata Gatekeeping, poi, si focalizza sull’analisi e il controllo dei prodotti restituiti: un modo per valutare se i prodotti resi all’azienda siano effettivamente autorizzati a rientrare e migliorare quindi il flusso di logistica inversa.
Per ridurre ulteriormente gli sprechi, la logistica inversa può essere applicata non solo ai resi ma anche alla merce rimasta invenduta.

Logistica inversa e sostenibilità

La logistica inversa viene spesso identificata all’interno della logistica sostenibile, proprio per l’attenzione e l’interesse che riserva alla tutela dell’ambiente.
Un tema quanto mai attuale e spinoso in un mondo dove i cambiamenti climatici e la carenza di risorse naturali destano sempre più preoccupazione.

Con la reverse logistics la missione è proprio dare nuova vita ai prodotti, ai componenti e ai materiali, recuperando – per quanto possibile – tutto ciò che viene scartato e riducendo la quantità di rifiuti.
Si riduce così la necessità di ricorrere a nuove materie prime, si limitano i costi e l’uso di energia e si contrasta l’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
Perché si ottengano risultati rilevanti, però, è fondamentale sensibilizzare i consumatori e coinvolgerli nel sistema grazie al supporto di campagne e altri espedienti.

In che modo le aziende possono recuperare i prodotti resi gestendone il recupero?
Le proposte più gettonate sono:

  • Riparazione o Ricondizionamento: rendere di nuovo funzionante un prodotto danneggiato.
  • Ripristino: riportare un prodotto reso a un determinato livello di qualità, anche se inferiore a quello originale.
  • Ricostruzione: restituire al prodotto usato uno standard di qualità simile a quello originale ma a un costo inferiore.
  • Cannibalismo: recuperare alcuni dei componenti riutilizzabili e destinarli alla riparazione, al ripristino o alla ricostruzione di altri prodotti.
  • Riciclaggio: sfruttare i materiali o i componenti degli articoli scartati per produrre altri prodotti di varia natura.