Le industrie sostenibili combinano obiettivi economici, ambientali e sociali nel rispetto del pianeta e delle persone. Ecco in che modo


Le industrie sostenibili rappresentano, oggi, l’unico modello di business possibile per combinare esigenze di carattere economico, ambientale e sociale e raggiungere obiettivi concreti di profitto, responsabilità sociale e decarbonizzazione.
Vediamo cosa significa essere un’impresa sostenibile e quali sono i vantaggi che ne conseguono.

  1. Cosa significa industria sostenibile?
  2. Le caratteristiche dell’industria sostenibile
  3. Industria 5.0 e sostenibilità
  4. Gli incentivi disponibili
  5. Alcuni esempi di aziende sostenibili

Cosa significa industria sostenibile?

Un’industria è sostenibile se riesce ad integrare nei suoi processi tre dimensioni di “sostenibilità”: ambientale, sociale ed economico-finanziaria.

Secondo la teoria della Triple Bottom Line, un’azienda deve impostare il proprio modello di business fondandosi sul paradigma delle 3P: People, Planet, Profit. Ovvero puntare su una strategia di sviluppo sostenibile che si focalizzi sul benessere e la sicurezza dei propri dipendenti (people), sull’efficientamento di risorse ed energia in ottica di carbon neutrality (planet) e sulla generazione di profitto e di crescita economica.

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Le industrie sostenibili mettono quindi al centro azioni, iniziative, comportamenti e scelte mantenendo una visione di lungo termine, proiettata verso il futuro e le nuove generazioni.

Le caratteristiche dell’industria sostenibile

Come dicevamo, le aziende sostenibili devono combinare tre dimensioni di sostenibilità.

La sostenibilità ambientale

È la capacità di rispettare l’ambiente e di puntare sui principi dell’economia circolare, dell’eco-design e della rigenerazione e ottimizzazione di risorse lungo tutta la catena di approvvigionamento (supply chain). In questo senso, la sostenibilità ambientale è rivolta a ridurre gli scarti e gli sprechi, a gestire in modo più efficace i rifiuti, a raggiungere livelli più elevati di risparmio energetico e idrico, a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera e, in generale, la propria impronta di carbonio (carbon footprint).

Investimenti e attività di ricerca e sviluppo vanno in questa direzione, anche attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie. Tra gli strumenti da utilizzare, il bilancio o report di sostenibilità e la carbon audit sono particolarmente adatti a fornire un’immagine puntuale dell’impatto ambientale di un’azienda e delle azioni da mettere in atto per migliorarlo.

La sostenibilità sociale

Riguarda la capacità di garantire condizioni di benessere e sicurezza per le persone (dipendenti, collaboratori, partner) mantenendo elevati standard di qualità della vita dentro e fuori dai confini aziendali. L’industria sostenibile deve essere anche inclusiva e adoperarsi per potenziare competenze e formazione del personale. La persona è al centro di questa visione “umanocentrica” dell’industria.

La sostenibilità economica

Si tratta della capacità di produrre reddito e occupazione. Qui, la dimensione economica e finanziaria si appoggia anche ai principi della green economy e dello sviluppo sostenibile. Non più solo profitto fine a sé stesso, ma una crescita responsabile che rispetta l’ambiente e la società.

Investire in sostenibilità significa anche migliorare l’accesso al credito e utilizzare criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) nella finanza aziendale sfruttando il vantaggio competitivo ad essi correlato.

Quali vantaggi

I benefici di adottare un approccio orientato alla sostenibilità sono molteplici.

Si tratta innanzitutto di un modo per coinvolgere gli stakeholders, motivare i dipendenti e aumentare la reputation dell’azienda associando l’immagine dell’impresa a principi di carattere sociale e ambientale.

Ne deriva un vantaggio competitivo sul mercato e una maggiore possibilità di attrarre capitali.

Industria 5.0 e sostenibilità

Le industrie sostenibili vengono definite dal paradigma Industria 5.0 che, secondo la Commissione Europea, rappresenta “il potere dell’industria di raggiungere obiettivi sociali al di là dei posti di lavoro e della crescita per diventare un fornitore di prosperità resiliente, facendo sì che la produzione rispetti i limiti del nostro pianeta e mettendo il benessere dei lavoratori al centro dei processi di produzione”. L’industria sostenibile è alla base delle principali politiche industriali europee, come Green Deal Europeo e Next Generation EU, che mirano alla transizione ecologica e digitale dei sistemi produttivi.

L’industria 5.0 supera quindi in qualche modo il concetto di Industry 4.0 mettendo le tecnologie digitali, ormai assodate e facenti parti delle attività produttive, al servizio di obiettivi più ampi di sostenibilità e di benessere delle persone.

Sintetizzando, l’industria 5.0 è centrata sull’uomo e sui suoi bisogni, è sostenibile ovvero attenta alle 5R (riduzione, riuso, riciclo, recupero e rigenerazione) ed è resiliente perché in grado di reagire ai cambiamenti improvvisi che possono scatenarsi nel mercato (dai cambiamenti climatici allo shortage dei chip) mantenendo alti i livelli di business continuity.

Tra le tecnologie abilitanti a supporto dell’Industria 5.0 rientrano:

  • interazione uomo-macchina individualizzata;
  • biotecnologie e materiali intelligenti;
  • gemelli digitali e sistemi di monitoraggio e simulazione;
  • tecnologie di trasmissione, archiviazione e analisi dei dati;
  • intelligenza artificiale;
  • tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio e l’autonomia.

Gli incentivi disponibili

In Italia, la sostenibilità industriale è definita dal decreto MISE del 25 ottobre 2014, che ha istituito il Fondo per la Crescita Sostenibile in favore di grandi progetti di ricerca e sviluppo oltre a una serie di incentivi dedicati, promuovendo un modello di crescita intelligente (e quindi basata su ricerca e sviluppo), sostenibile e inclusiva.

Fondo per la Crescita Sostenibile

Definito dal Ministero per lo Sviluppo Economico attraverso il Decreto Crescita 2012, il Fondo per la crescita sostenibile è volto al finanziamento di programmi e interventi che hanno un impatto significativo sulla competitività dell’apparato produttivo, con un focus specifico sui progetti di ricerca, sviluppo e innovazione. Tra gli altri, sostiene progetti nell’ambito dell’economia circolare, finalizzati a realizzare nuovi prodotti, processi o servizi nel segno del recupero, riuso e riciclo.

Investimenti sostenibili 4.0

Gli investimenti sostenibili 4.0 sono le agevolazioni finanziarie messe a disposizione dal Mise per le piccole e medie imprese italiane che intendono investire in attività e progetti sostenibili legati alle tecnologie 4.0 (ad esempio su tematiche di efficienza energetica, economia circolare e sostenibilità ambientale)

Incentivi per l’Industria sostenibile

Con la legge 388/2000 vengono stabilite alcune agevolazioni ambientali e in particolare un sistema di detassazione per le Pmi a fronte di investimenti dedicati alla sostenibilità ambientale.

Come definito dallo stesso Mise, “per investimento ambientale si intende il costo di acquisto delle immobilizzazioni materiali necessarie per prevenire, ridurre e riparare danni causati all’ambiente con esclusione degli investimenti realizzati in attuazione di obblighi di legge”.

Incentivi Transizione 4.0

Il piano Transizione 4.0 prevede specifici crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali materiali e immateriali funzionali ai processi di digitalizzazione e industria 4.0 per ricerca, sviluppo, innovazione, design e formazione.

Certificati bianchi

I Certificati bianchi o TEE – Titoli di Efficienza Energetica sono titoli negoziabili che certificano i risparmi energetici conseguiti da un’azienda attraverso interventi di miglioramento dell’efficienza energetica.
Costituiscono uno dei meccanismi per incentivare progetti di efficienza energetica, insieme alle detrazioni fiscali e al conto termico.

Lo schema dei certificati bianchi copre tutti i settori, dal residenziale all’industria, andando dalla cogenerazione all’illuminazione e al relamping, dall’involucro edilizio ai processi industriali.

Il meccanismo è obbligatorio per i distributori di energia elettrica e gas naturale con più di 50.000 clienti finali. Possono però accedere, su base volontaria, tutte le piccole e medie imprese e le Pubbliche Amministrazioni che scelgono di realizzare interventi di riduzione dei consumi negli usi finali di energia.

Per accedere agli incentivi, che sono regolati dal GSE (Gestore Servizi Energetici), è necessario nominare un esperto di gestione dell’energia (EGE), essere in possesso di un sistema di gestione dell’energia oppure appoggiarsi a una ESCo – Energy Service Company.

Alcuni esempi di aziende sostenibili

Sempre più imprese si stanno muovendo verso attività produttive più sostenibili e stanno sposando principi di transizione ecologica ed economia circolare.

Un esempio su tutte è la multinazionale Procter & Gamble che da anni si impegna a prendere decisioni responsabili nel rispetto dell’ambiente attraverso iniziative di consumo responsabile e sostenibile. Tra gli obiettivi fissati entro il 2030, rientrano inoltre il raggiungimento della carbon neutrality e l’utilizzo di imballaggi riciclabili al 100%.

Nominata nel 2021 una delle aziende più sostenibili al mondo, Schneider Electric ha dimostrando un forte impegno nei confronti delle questioni ambientali, sociali e di governance. Dal lavoro per proteggere il pianeta dal surriscaldamento alla realizzazione di prodotti che rispettano l’ambiente e combattono i cambiamenti climatici, l’azienda ha obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni di C02 e di transizione energetica ed ecologica.

Il gigante americano della tecnologia, Cisco, specializzata nel campo della produzione di apparati di networking, è un altro esempio interessante di industria sostenibile. Intanto, il 100% dell’energia utilizzata negli Usa proviene da fonti rinnovabili. La multinazionale, già nel 2019, è riuscita a ridurre le emissioni di gas serra del 49%, ed ha evitato la creazione di un milione di tonnellate di CO2 grazie a una ottimizzazione della supply chain. L’azienda è inoltre impegnata nello sviluppo di un’economia circolare, decarbonizzazione e negli investimenti in rinnovabili.

Esempi italiani

Nel Rapporto pubblicato da Symbola rispetto a 100 storie di economia circolare, spiccano i nomi di alcune utilities. Come ERG, per la sua strategia legata alle rinnovabili (è oggi tra i primi produttori di energia eolica e da fotovoltaico), il Gruppo A2A, per l’attenzione riposta nell’uso circolare delle risorse naturali e nel recupero di energia e materia, il Gruppo Hera, che ha avviato già da tempo progetti e investimenti improntati alla circolarità e allo sviluppo sostenibile, e il Gruppo CAP, particolarmente attivo nella gestione del servizio idrico integrato e nella creazione di soluzioni di innovazione circolare per la valorizzazione l’uso delle acque.

In particolare, il Gruppo Hera guadagna una posizione di primato in Italia per l’integrazione dei criteri ESG nella finanza aziendale e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Il gruppo è anche tra i leader mondiali dell’economia circolare (è ammessa nel programma CE100 della Fondazione McArthur). Inoltre, una delle sue controllate, Hera Luce, è tra le prime società di illuminazione pubblica in Italia a essere diventata società benefit e aver inserito nel proprio statuto sociale l’impegno di produrre benefici per i suoi stakeholder.

L’integrazione dei parametri ESG e di principi di responsabilità sociale e CSR nel Gruppo Poste Italiane ha portato l’impresa a posizionarsi stabilmente tra le aziende più sostenibili del nostro Paese. In particolare, l’azienda si è distinta per integrità e trasparenza, valorizzazione delle persone e user experience, innovazione, diversità e inclusione, sostegno al territorio attraverso iniziative dedicate, decarbonizzazione degli edifici e logistica efficiente, finanza sostenibile.

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