Crisi energetica e aumenti dei costi sono insostenibili. Molte PMI sono a rischio. Le preoccupazioni delle associazioni di categoria


Il caro-energia continua a destare preoccupazioni e malumori lungo le filiere produttive e distributive. Le principali associazioni di riferimento – Confartigianato e Confcommercio in primis – lanciano l’allarme e chiedono misure immediate al Governo per contrastare la crisi energetica.

A rischio ci sono 120mila imprese del terziario e 370mila posti di lavoro oltre a miriadi di micro e piccole imprese manifatturiere che faticano a reggere gli aumenti dei prezzi.

Con il caro-energia, +21 mld di euro in bolletta

Secondo i calcoli di Confartigianato, le PMI italiane pagano oggi 21 miliardi in più di energia elettrica rispetto a un anno fa e se le cose proseguiranno così si arriverà a dover pagare 42 miliardi in più a inizio 2022 rispetto all’anno prima.
A livello territoriale, 9 Regioni registrano impennate di costi più elevate rispetto alle altri, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per prime.

I settori merceologici più tartassati riguardano le filiere di vetro, ceramica, carta, metalli, chimica, tessile, gomma, plastica e alimentare.
La situazione appare insostenibile. Le proposte dell’associazione riguardano l’azzeramento degli oneri di sistema per luce e gas, la proroga del credito d’imposta sui costi dell’elettricità e del gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre, diventa fondamentale spingere verso comunità energetiche e sistemi di autoproduzione energetica da fonti rinnovabile.

Crisi energetica nel terziario: aumenti anche del +200/300%

Anche per il terziario i costi sono salatissimi: si parla di 33 miliardi di euro in più nel 2022, il triplo rispetto al 2021 e più del doppio rispetto al 2019. Anche in questo caso, stando alle rilevazioni di Confcommercio, gli ambiti più colpiti dal caro-energia sono quello alimentare, della ristorazione e dei trasporti.

In questi settori, i costi maggiori sono legati alla gestione della catena del freddo e dei banchi refrigerati. Si parla di aumenti nei valori di +200/300%. Insostenibili.

Per contrastare questi effetti, Confcommercio, insieme ad altre associazioni di categoria hanno condiviso una serie di proposte al Governo tra cui l’aumento del credito d’imposta per il caro energia elettrica dal 15% al 50% nel caso di aumenti del costo dell’energia superiori al 100 e l’ampliamento dell’arco temporale per la rateizzazione delle bollette fino a dicembre 2022.